Internet invaso dalle bufale e dai creduloni

 

 

"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli". "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità". (Umberto Eco)

 

È innegabile come internet sia invaso da una quantità enorme di bufale, e di un numero incredibile di persone che credono in queste bufale, nonostante siano inverosimili e non provengano dagli organi di stampa più attendibili.

Il problema è che molta gente appare più stupida e/o credulona da quanto si è diffuso internet, cioè con la diffusione dell'informazione spazzatura e delle bufale su internet sembra che molte persone si siano rincretinite rispetto a prima.

Per quanto si possa essere suggestionabili e creduloni, non è possibile che si creda a cose inverosimili, a cose straordinarie di cui evidentemente non c'è alcuna traccia nella realtà, ad informazioni non verificate che parlano di cose importanti o assurde. Il tutto si riduce nel credere nell'equivalente dell'asino che vola e si traduce spesso e volentieri in un affronto alla ragione. E chi fa notare che si tratta di una bufala viene schernito ed additato come disinformatore, iniziando ad essere pubblicamente odiato da tutti coloro che credono nella bufala.

 

È chiaro che le bufale che affollano internet siano letteralmente campate per aria, eppure ricevono molto seguito e sono in tantissimi a crederci e persino a difenderle. Dunque perché tanto clamore? La gente è davvero così ingenua?
In buona parte sì. Complice il rimbambimento mediatico di giornali che dedicano la prima pagina alle lettere di consorti indignate e relativi maritini e di programmi televisivi stracolmi di niente, l'alfabetizzazione scientifica del cittadino medio è a livelli patetici, creando un terreno fertilissimo per qualsiasi teoria che faccia leva sulle paure istintive. Ma non è solo questo.
Bisogna aggiungere il fatto che una bufala si confeziona con poca fatica e vende molti più giornali della più intrigante delle ricerche serie o scientifiche. La bufala o cose come complottismo pagano, perché permettono di vendere libri, gadget, talismani e DVD, e appagano, perché creano seguaci; si diventa guru. E diventa chiaro perché le bufale persistono: sono un business.

Ed è purtroppo vero il fatto che in campi come quelli dei misteri sia è diventata una rarità trovare persone che sono in grado di separare le cose vere dalle bufale, anche se spesso è una cosa voluta per una voglia di fare sensazionalismo, il quale paga sempre a discapito di un'informazione corretta in materia.

 

 

Condividere notizie dubbie nel caso siano vere è sbagliato e pericoloso

 

Tratto da qui

 

Se avete spesso avvisato i vostri contatti che pubblicano bufale, sicuramente avete ricevuto la poco convincente giustificazione “L’ho condiviso nel caso sia vero”.

 

Sapete certamente come vanno le cose. Avvisate gli amici che un post in cui si afferma che possono vincere un’auto di lusso solo mettendo “mi piace” o condividendolo, è una truffa. Tuttavia, mettono “mi piace” o lo condividono comunque e vi dicono: “Ho pensato che probabilmente era una truffa, ma ho provato nel caso sia vero”.

 

Fate notare molto cortesemente a un vostro contatto, che Facebook NON donerà soldi per aiutare un bambino malato ad ogni condivisione di foto del bambino. Il vostro contatto replica con lo stesso noioso ragionamento, “Bene, lo condivido nel caso sia vero”.


A prima vista, il ragionamento “nel caso sia vero” potrebbe persino avere senso. Dopo tutto, si potrebbe sostenere: che danno può fare?

 

Invece, non ha senso per niente e può certamente fare danni.

 

Naturalmente, a causa della poca esperienza di internet, molte persone possono cadere in una di queste truffe o bufale la prima volta che le incontrano, tutto ciò è comprensibile. Spesso, però, anche dopo essere stati informati per bene su questo tipo di truffe, alcuni utenti continuano a condividere “nel caso sia vero”.

 

Se un contatto usa la giustificazione “nel caso sia vero”, potreste rispondere con le seguenti riflessioni:

Se mettono “mi piace” o condividono un post truffa “nel caso sia vero”, non si espongono al rischio solo loro, ma espongono alla truffa anche i loro contatti che si fidano loro. Così, se condividono un post truffa, almeno alcuni loro contatti potrebbero fidarsi della loro valutazione e inoltrerebbero il post. Così facendo, questi contatti potrebbero divulgare informazioni personali attraverso questionari online fraudolenti, installare applicazioni pericolose o  scaricare malware. Naturalmente, prima di tutto ciò, i contatti molto probabilmente condivideranno lo stesso post truffa con i loro amici! Perciò i sostenitori di “nel caso sia vero” stanno compromettendo la sicurezza e la privacy dei loro contatti e stanno aiutando la diffusione della truffa in lungo e in largo. Inoltre, favoriscono e aiutano i cyber-criminali, che creano inizialmente le truffe, a guadagnare soldi, ad infettare computer con malware ed a carpire informazioni personali.

 

Se condividono una bufala con un bambino malato nel caso possa davvero aiutare, stanno effettivamente aiutando la deplorevole persona, che ha creato la bufala, ad accumulare “mi piace” e ad aumentare le visite alle sue pagine. Inoltre, condividendo una foto rubata di un bambino malato stanno incrementando il dolore della famiglia del bambino e stanno violando la loro privacy.

 

Quindi, “nel caso sia vero”, non è affatto una buona scusa!

 

 

Le notizie clamorose ma false condizionano i vostri pensieri e comportamenti

 

Oggi, tra le persone esiste di fatto una realtà parallela. Se l'unica democrazia davvero compiuta è una democrazia informata, le notizie false la indeboliscono; costruiscono paradigmi culturali e creano percezioni che si riflettono nella vita di tutti i giorni, dalla scelta del partito da votare a quella dell'università da frequentare.

 

Gli errori capitano a tutti, ma la diffusione di notizie imprecise o apertamente false sui media ormai è un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo tra quelle di cui i giornali non parlano mai. Le ragioni di questo fenomeno si possono intuire con facilità, e sono discusse quotidianamente anche tra gli addetti ai lavori a mensa o durante i vari festival del giornalismo: la verifica delle fonti superficiale se non inesistente, la ricerca di visibilità e lettori sparandola grossa, l'interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive, la necessità di fare i conti con sempre maggiori richieste e minori risorse in tempi di tagli e crisi del settore. Le smentite di queste bufale, quando e se ci sono, non trovano mai la stessa enfatica pubblicazione e virale diffusione della balla originaria, che intanto è tracimata e continua a vivere di vita propria: diventa un argomento di discussione nei talk show e davanti alla macchinetta del caffè, mentre sui giornali magari è stata a malapena derubricata a “giallo”. La prima conseguenza è la perdita di credibilità dei giornali e di chi li fa: secondo un recente studio Edelman – che non ha sorpreso nessuno – la maggioranza assoluta degli italiani dichiara di non fidarsi dei media.

 

Ma c'è una seconda conseguenza ancora più inquietante e pericolosa: oggi, tra le persone – le persone normali, non i fuori di testa che credono ai complotti sull'11 settembre e ai rettiliani – esiste di fatto una realtà parallela. Se l'unica democrazia davvero compiuta è una democrazia informata, le notizie false indeboliscono la democrazia: costruiscono paradigmi culturali e creano percezioni che si riflettono nella vita di tutti i giorni, dalla scelta del partito da votare a quella dell'università da frequentare.

 

Chi vuole fare soldi ha capito da tempo come sfruttare la realtà parallela delle bufale.

 

Qui una serie di esempi (da cui è tratto questo riassunto): Clicca qui

 

 

Centro di indagine
diretto dal
Servizio Antibufala

http://antibufala.altervista.org